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Rocklab
www.rocklab.com

Pochi dischi contengono il fascino di Cities of Dreams del progetto Terre Differenti. La definizione progetto è quanto mai doverosa in questo caso. Capitanato dal musicista romano Fabio Armani, il progetto Terre Differenti ha radici piuttosto lontane nel tempo e si presenta come un allargato ensemble di musicisti (una quindicina in tutto) di diversa estrazione e nazionalità che mira alla fusione di culture ed esperienze artistiche, che in ultima analisi si concretizza in un linguaggio musicale che risponde appunto al nome di World Fusion Music. Scendendo nello specifico, nella musica propostaci in disco si possono apprezzare spunti jazz, musica elettronica, world music, musica etnica, New Age, senza mai avvertire smarrimento durante l’ascolto.

Quel che sorprende è infatti la perfetta coesione trai musicisti coinvolti, i quali danno vita a temi e performance che abbattono frontiere e confini culturali per ritrovarsi in una musica a tratti meditativa, a tratti anche complessa, tuttavia sempre caratterizzata da un gusto sopraffino, assolutamente fuori dal comune. Non sarà dunque difficile passare da frizzanti jazz rock a  suggestioni dal chiaro sapore mediorientale, ricreate ad arte grazie all’impiego di strumenti e temi tipici, esemplari nel richiamare certe fascinose immagini attraverso momenti musicali davvero magici. E’ il caso di composizioni come Beyond the Dunes, in cui violini evidentemente sbilanciati verso atmosfere e fragranze mediorientali si lasciano spesso contrapporre dai tango di una incredibile flamenco guitars; o ancora della delicata Dance for the Moon, un brano che si snoda per oltre otto minuti toccando svariati stili al suo interno, lasciandomi infine il familiare sapore stilistico di certe composizioni del trio Mick Karn, Richard Barbieri e Steve Jansen. Menzione particolare per la title track - ed in particolare per l’incredibile contesto in cui hanno luogo il vigoroso incedere del basso e alcuni impercettibili ricami elettronici - che posta in chiusura dell’album credo abbia la funzione di riassumere e contenere un po’ tutti gli elementi emersi durante l’ascolto dei brani precedenti.

Nonostante la particolarità della proposta, si è di fronte ad un’opera che mostra quasi immediatamente il suo valore; le varie anime che la caratterizzano sono assemblate con tale abilità che, sono sicuro, "Cities of Dreams" possa attirare le attenzioni anche di appassionati non propriamente abituati a certe atmosfere ma che condividono con Terre Differenti il gusto per la commistione, l’influsso per tutto ciò che è incontro e fusione musicale.

Un disco talmente sofisticato e pieno di spunti che non esito a definirlo “da isola deserta”.

Samuele Boschelli
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Movimenti Prog
www.movimentiprog.net

Un nuovo progressive nelle città del sogno

Una fusione di contrasti: world music ed elettronica, elettrico e acustico, jazz e rock, spiritualità e materialità. Probabilmente la chiave per capire dov'è il progressive oggi è in questa "coincidentia oppositorum", e un progetto come Terre Differenti può davvero rappresentare una forma espressiva "altra" nel panorama musicale odierno. A ben guardare, è in una formazione come questa (ma anche nei vari Indaco, Mandara, Transgender) che possiamo trovare una "nuova via" al progressivo.

Fabio Armani è un compositore romano colto e ispirato, Terre Differenti il suo ensemble multietnico di quattordici elementi, che arriva al secondo disco, incentrato sul dualismo dell'uomo, individuo e animale sociale al tempo stesso. Si tratta di un album di elevato livello artistico, che supera la semplice etichetta "world fusion" (alla Djabe, ad esempio) per entrare in un campo dove regna l'indefinito, lo sfuggente. Eppure la formazione recupera un tratto distintivo dello spirito prog tradizionale: l'unione tra tematiche "alte" e forme rock, tra strumentazione antica e moderna. C'è il jazz-rock e Peter Gabriel, Eno e Byrne, la world music e i Centrozoon, i Massive Attack e i Radiodervish, ma anche una cifra fortemente personale ottenuta grazie al paziente lavoro sul tema, che ha guidato Armani in questo viaggio.

"Kam ma kam" ricorda i Dead Can Dance di "Spiritchaser", la struttura di "Beyond the dunes" e "Splinters of reality" potrà conquistare anche i prog-lovers più accaniti, "Mirror" è un breve pastello di pianoforte e "Dance for the Moon" è tra i brani che meglio esprimono la tensione melodica del gruppo. Da segnalare in particolare "God of Thunder" e la title-track, le mille sfumature di "Under moons of Jade" e "Love Beyond Deserts", l'arcana malìa di "Flower of sorrow", i raptus crimsoniani di "Lost in Her World": arrangiate in modo impeccabile, fluente, raffinato, con un buon equilibrio strumentale tra fiati, chitarre e tessiture elettoniche. Le voci sono ampiamente valorizzate, si sente il marchio jazz nella presentazione e nello sviluppo dei temi (ma "Jaded Moons" va oltre...), l'elemento ritmico è spesso preponderante su quello "atmosferico". Quasi una versione colta e "aristocratica" dell'Orchestra di Piazza Vittorio.

Un lavoro di grande fascino e suggestione, una potente vena pittorica che fa di questo lavoro uno dei migliori usciti negli ultimi anni in Italia.
Voto: 8

Donato Zoppo
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Rock Impressions
www.rock-impressions.com

Quando elementi etnici si fondono con la musica elettronica ed il Jazz, allora nascono frutti come Terre Differenti. Il progetto prende forma con Fabio Armani (leader e produttore) ed Alessandro D’Aloia (batteria) nel 1998, anche se le radici si perdono negli anni. Oggi la band è costituita da più elementi provenienti da diverse parti del mondo, ecco allora esplodere un connubio perfetto, dal sapore mediterraneo ma non solo. La casa Different Land nel 2000 produce il primo cd della band proprio dal titolo “Terre Differenti”, mentre oggi con l’ausilio dell’etichetta indipendente Opensound è la volta di “Cities Of Dreams”.

La musica è calda, sinuosa, grazie all’uso degli strumenti tradizionali miscelati con quelli prettamente etnici, con una sferzata di elettronica ad amalgamare il tutto. Le culture si uniscono, la musica “arabeggiante” si fonde con il sole delle nostre note, Kam Ma Kam ne è perfetto fotogramma. Ma si comincia con Different Lands, un salto veloce e repentino nell’umanità intera, dove tutto gira intorno alla comunicazione verbale. Il sax di M. Conti e la voce sussurrante di Y. Sannino ci introducono in questo viaggio mentale da affrontare senza freni inibitori. Aria, suoni, profumi di ozono ci pervadono con God Of Thunder, dove i Samplers di Armani catapultano la mente in lidi New Age. Dolcissime le note di chitarra e piano che introducono Flower Of Sorrow, come la voce di E. Antonimi, adoperata come uno strumento. Il suono diventa caldo nelle dune del deserto, gli interventi di H. Ata infondono sensazioni di luce in Beyond The Dunes. Under Moons Of Jade è un episodio più sperimentale, pur restando nei canoni dell’opera, ottimo il delizioso apporto ritmico di F. Ferrari al basso e da D’Aloia alla batteria. Si va delineando un perfetto connubio fra terra, uomo e vibrazioni sonore. Scale Jazz in Jaded Moons, dove ancora una volta il sax di Conti si esprime al meglio, così la voce di Antonini. La breve e pianistica Mirror si ascolta ad occhi chiusi e porta dritti verso Love Beyond Deserts, un titolo, una immagine musicale, forse la più bella dell’album. Ancora velluti sonori con Dance for the Moon, i Terre Differenti sono come una porta aperta nella mente, varcata la quale non esistono ne stress, ne caos, quelli che siamo costretti a subire nella realtà quotidiana. Lost In Her World racconta questo sogno per mezzo della voce di Sannino e melodie rassicuranti. Più ritmata Splinters of Reality , mentre la conclusiva CitiesOf Dreams con i suoi nove minuti ci riconduce in territori mediorientali.

“Cities Of Dreams” è una piccola boccata d’aria in questo mondo sonoro inquinato da sonorità disturbanti e feroci, se avete bisogno di una pausa di riflessione i Terre Differenti fanno per voi.

MS
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KDCobain
www.kdcobain.it

Un combo estremamente interessante questo dei Terre Differenti, quindici musicisti dai background differenti che uniscono le loro forze per dar vita ad un concentrato di world-music che attinge dalle più varie tradizioni musicali. Un retrogusto folk italiano infatti convive sereno con atmosfere arabaggianti e mitteleuropee, senza per questo far venir meno un tocco new-age per niente invadente e un substrato fusion-jazz che caratterizza ulteriormente i brani.

I quindici si stringono tutti intorno alla figura di Fabio Armani, autore di tutti i testi oltre che pianista, tastierista e programmatore del sound della band, ma non per questo si sminuisce il lavoro degli altri musicisti, dato che nell'economia del suono di Cities of Dreams risultano fondamentali gli apporti di sax, violino, sitar ... I brani sono tredici fotografie dal mondo; brani speziati, profumati di fiori e terre lontane. La media durata è alta (non si scende mai sotto i quattro minuti), ma "Cities of Dreams" non annoia, nonostante alcuni momenti di trance provocati da melodie e suoni ipnotizzanti all'interno dei brani.

Per questo sento di consigliare l'ascolto di questo lavoro a tutti, un pò per evadere dai soliti clichè musicali nei quali ci autoingabbiamo, un pò per riscoprire il piacere di sentirsi a contatto con il mondo e la natura, sensazione al giorno d'oggi dimenticata dai più ...

Paolo, 06/12/06
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Music Club
www.musicclub.it

Un’intro suggestiva a dir poco e con un sound ineccepibile. Magari fosse così tutto il disco… misteriosi suoni dal mondo, un ipnotico sax saturo di delay, una voce femminile splendidamente delicata. Quando poi fanno il loro ingresso gli altri strumenti: batteria, percussioni, tastiere, basso… la voce affronta delle melodie più terrestri. Il sogno finisce e ne parte un altro, fatto di sognante world music. World music, new age, sperimentazione, electronica, fusion: questi sono gli ingredenti di questa seconda opera di Terre Differenti, ensemble (quindici in totale) diretto da Fabio Armani. La prima opera non la conosco, quindi non so dire se si collochi allo stesso livello, ma questo “Cities of Dreams” è un disco la cui validità è assoluta.

Un prodotto piacevole e di qualità allo stesso tempo. Avete notato quanto spesso queste due caratteristiche non coincidono? E lo dico io che di solito non mastico queste cose. Lo capirete dal fatto che mi vengono in mente dei Dead Can Dance più rivolti ad un utopico futuro che ad un antichissimo passato (ecco cosa mastico). La voce che mi aveva stregato in Different Lands era di Yasemin Sannino e dovrò attendere la quinta traccia Beyond the Dunes prima che faccia il suo ritorno, ma nel frattempo ce ne sono di tesori coi quali intrattenersi. Riesco anche ad apprezzare i brani dalle sonorità più aliene ai miei gusti, come la jazzosa Flower of Sorrow e la fusionosa Jaded Moons.

Forse esagero a definire questo disco un capolavoro, ma certamente ne ha tutta l’aria!

Moonfish
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Onda Rock
www.ondarock.it

Una voce dal timbro efebico proferisce parole incomprensibili, mescolandosi ad altre in un confuso climax di suoni volti a evocare depositi di polvere sopra ceste di frutta colorata. La sensazione che si avverte dopo aver assaporato il primo morso di Cities Of Dreams, ultima fatica del numeroso ensemble multi-etnico fondato nella seconda metà degli anni Novanta dal compositore romano Fabio Armani, è quella di ritrovarsi avvolti fra le luci torride e i fumi grevi di una terra lontana, differente. Umori elettronici e soffi di vento sibillini s’intrecciano alle frasi incerte del saxofono soprano di Marco Conti, mentre l’incantevole voce di Yasemin Sannino persuade l’ascoltatore a seguirla in un’avventura ambiziosa, audace, che si estrinseca in un’eclettica commistione di suoni che sanno di luoghi.

Different Lands è l’ incipit assurto a dichiarazione programmatica di quanto sarà possibile scorgere durante questo affascinante viaggio attraverso musica d’ambiente ed echi di culture distanti. God Of Thunder scorre come un debole flusso d’acqua tra le avide mani di un assetato, impostando infatti la particolare efficacia sull’immediata presa di coscienza della propria essenzialità. Il basso di Luca Barberini intaglia algide cornici all’interno delle quali trova espressione la sensuale versatilità della darbukka egiziana di Abdullah Mohamed, mentre la chitarra del brasiliano Francisco Miceli si abbandona a fraseggi discreti che trasudano il fascino di chi, in vero, ha molto da raccontare.
Flower Of Sorrow è un malinconico acquerello che ammicca alle intelligenti partiture klezmer del Masada String Trio e sembra intraprendere quell’itinerario così naturale e magico che, idealmente, congiunse il progressive-rock alla musica di mondi nuovi, servendosi di Peter Gabriel e della sua Real World.

Mattia Paneroni
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Kataweb Musica
www.kataweb.it

I tre piani della programmazione elettronica, dell'impianto sonoro configurato secondo i canoni della musica occidentale e della world music (con l'impiego di sonorità, strumenti e melodie di tradizioni musicali per lo più di matrice orientale) si incontrano nell'album Cities of Dreams.
Senza troppa innovazione, ma attraverso un equilibrio calibrato tra i diversi contesti musicali utilizzati, l'ensemble multietnico Terre Differenti giunge al suo secondo lavoro in studio.

Cities of Dreams è un disco meditativo, non ipnotico ma incantatorio, nei cui brani sono disegnati paesaggi sonori spesso distesi nell'articolazione melodica così come nella strutturazione delle parti ritmiche. Una sorta di chill out colta, musicalmente "impegnata", alla cui realizzazione ha preso parte una nutrita schiera di musicisti: dalle voci di Elisabetta Antonini, Yasemin Sannino, Noemi Nori e Houcine Ata (canto arabo), alle percussioni arabe di Abdullah Mohamed; dalle programmazioni di Fabio Armani, al didjeridoo e al canto armonico di Carlo Cossu. Solo per citare alcuni nomi dei quindici elementi in gioco nel disco.

L'album, più orientato verso sonorità world nella prima parte, da Jaded Moons, settima traccia del disco, si sposta verso territori più fusion, termine qui usato impropriamente per indicare uno spostamento verso Occidente degli elementi musicali e formali impiegati nella strutturazione dei brani.

Fabrizio Gianuario
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Romac'
www.romace.it

L'ensemble Terre Differenti ha pubblicato per Opensound / Different Lands il secondo album Cities of Dreams. Quindici elementi che hanno contribuito a realizzare un lavoro in cui a suoni e strumenti di di tradizioni popolari dell'Oriente fanno da base programmazioni elettroniche e una line up di impostazione tipicamente occidentale.

Romac'è giugno 2006
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Musica & Dischi
www.musicaedischi.it

All’insegna di un eclettismo esuberante ma mai “fuori posto” e del melting pot l’esotico mosaico di Cities of Dreams (Opensound ODCD 001) dei Terre Differenti, ensemble musicale che unisce musicisti provenienti dalle due sponde del Mediterraneo: un lavoro originale e intelligente nel quale i richiami al passato si dissolvono in uno speziato turbinio di calde e attualissime sonorità etno-electro jazz. La musica ancora una volta riesce a mettere d’accordo tutti appianando incomprensioni religiose e politiche.

Matteo Ceschi
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Fuori dal Mucchio
www.mucchio.it

Giunto al secondo lavoro - il primo, omonimo, risale a sei anni fa - l'ensemble Terre Differenti continua lungo un percorso che ha nella contaminazione il proprio obiettivo finale. Contaminazione tra suoni, sapori, sensazioni - insomma, tra mondi all'apparenza lontani, l'Oriente e l'occidente. In altri termini, ciò che il collettivo guidato da Fabio Armani vuole mettere in pratica non è una mera sovrapposizione di elementi di provenienza diversa, bensì una loro compenetrazione profonda, sostanziale prima ancora che formale, nel nome di "quell'incontro tra universale e particolare, fra natura sociale dell'uomo e la sua individualità, fra fratellanza e solipsismo".

Un progetto ambizioso, niente da dire, sorretto da una visione artistica bene a fuoco, che si concretizza in composizioni di grande raffinatezza e altrettanto fascino, i cui testi in inglese e turco raccontano di una Città dei Sogni (da cui il titolo del CD) sospesa tra dimensione onirica e realtà - allo stesso modo in cui gli arrangiamenti sono sospesi tra world music, jazz, tra prog (come nel caso di Splinters of Reality) e New Age, sorretti da ricchi tappeti percussivi e tenuti assieme da un'elettronica talmente discreta da risultare impalpabile. Un viaggio interessante per paesi esotici e familiari allo stesso tempo, un viaggio, però, molto più mentale che fisico, più di testa che di stomaco. Un po' come camminare per una strada fangosa e ritrovarsi le scarpe perfettamente pulite.

Aurelio Pasini
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Scanner
www.scanner.it

"All’incrocio virtuoso di culture differenti".
Cinque cantanti, un batterista, un percussionista, due bassisti, due chitarristi, un sassofonista, due violinisti, pianoforte e tastiere per evocare suggestioni e realtà interiori. E’ nato grazie alla collaborazione di quindici musicisti di diverse nazionalità il secondo album di Terre Differenti. Si chiama Cities of dreams ed è il risultato dell’incrocio virtuoso di culture differenti, la sintonia e il confronto fra strumenti tradizionali (talvolta arcaici), suoni elettrici ed elettronici. Il compositore Fabio Armani e il suo ensemble multi etnico si esaltano in un appassionante viaggio di 73 minuti attraverso una variegata Babele delle lingue, delle musiche e delle culture, ma anche dei differenti stati emotivi che questo interessante progetto evoca con magia e intensità.

L'inizio e la fine dell’album pubblicato nel 2005 (cioè a cinque anni di distanza da quello di debutto del gruppo Terre Differenti) dalla Open Sound vedono alla ribalta una sorta di ideale bazar orientale animato dall’incrociarsi di diverse vocalità, dallo sciorinare di lingue diverse, dallo spagnolo allo swahili, dall'urdu al finlandese, dall'arabo al cinese, che si intrecciano fino ad annullarsi in un suono. Il resto è un susseguirsi di canzoni e brani strumentali che sembrano unite da un'unica velleità: tornare a sognare con la musica. Le atmosfere delle canzoni sono quelle di una cangiante world fusion, che si riappropria della lezione del rock progressive degli anni Settanta e si specchia nel sound etnico e il jazz contemporaneo.

Questo progetto, che nasce all’insegna della contaminazione e della poesia, ha come protagonisti Elisabetta Antonini (voce solista e cori), Maria Pia Ionata (soprano), Noemi Nori (voce solista), Yasemin Sannino (voce solista e cori), Fabio Armani (pianoforte, tastiere, campionatori, percussioni elettroniche, programmazione), Houcine Ata (canto arabo), Luca Barberini (basso e contrabbasso), Carlo Cossu (violino, viola, violoncello, didjeridoo e canto armonico), Marco Conti (sax soprano e tenore, flauti), Alessandro D'Aloia (batteria e percussioni), Miguel Fernandez (chitarra flamenca, classica, fretless ed elettrica), Flavio Ferrari (basso e stick), Francisco Miceli (chitarra elettrica), Abdullah Mohamed (flauti, riqq, darbukka, doholla, duff e sagat), Cristiano Serino (violino). Il risultato è un album elegante, sognante quanto basta per coinvolgere emotivamente qualsiasi ascoltatore attento, qualsiasi mente sensibile.
Voto: 8

Giovanni Ballerini
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Scene of Rock
www.sceneofrock.com

In un Terra dove l'uomo diventa sempre più solo e avvizzito, simile ad un fiore mai baciato dal Sole, "una, sola" Terra in cui le molteplici differenze spaventano anziché arricchire. Ecco un album fatto di realtà ed esperienze oniriche, che si pone all'ascoltatore come una porta aperta al particolare dei mondi individuali di culture antichissime. Il secondo album Cities of dreams di Terre Differenti è stato realizzato grazie alla collaborazione di ben quindici musicisti di diverse nazionalità, ognuno dei quali ha portato con sé un ritaglio della propria tradizione, attraverso l'utilizzo e la compartecipazione di strumenti molto antichi insieme con suoni elettrici ed innovativi, per quanto riguarda i risultati ottenuti.

E sicuramente il progetto musicale che hanno realizzato mantiene ancora un filo conduttore con il loro album precedente, l'omonimo Terre differenti, uscito nel 2002. La ricerca di una perfetta sintesi di generi musicali apparentemente diversi, (si parla infatti di world fusion) tra il jazz più primitivo, elettronica, new age ed etnica, si concilia perfettamente con gli intenti di elegante sperimentazione e pura fusione di un'idea di musica che va oltre il metafisico.

Musicalità ammaliante grazie soprattutto alle straordinarie voci che sembrano nascere dalla zona più profonda e primordiale della Terra, questo album è indubbiamente un'opera d'arte musicale.
Voto complessivo: 10

Mariagrazia Di Matteo
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Etnica & World Music

Immergersi in Cities of Dreams - secondo lavoro del progetto multiforme Terre Differenti composto da musicisti di varia nazionalità voluto dal compositore romano Fabio Armani - è come entrare in un mondo onirico, in cui elettronica, jazz, rock progressive si fondono in un'alchemica armonia con sonorità africane e medio orientali. Le frontiere tra i diversi generi musicali appaiono diluite, sino quasi a scomparire, dando vita ad un linguaggio sonoro unico, globale attraverso cui avviene l'incontro e il dialogo tra le varie culture della Madre Terra. I 13 brani che lo compongono non sono altro che una poesia trasformata in musica e invitano la mente a viaggiare ad aprirsi all'altro Ascoltare Cities of Dreams significa toccare l'anima del mondo e scoprire che popoli tra loro fisicamente lontani possono oltrepasare ogni tipo di barriera comunicando attraverso le note di un pentagramma.

Il brano eponimo Different Lands (incluso nel CD allegato al primo numero della rivista) ha musica e parole quasi programmatiche per noi di Etnica & World Music!

Etnica, febbraio 2006
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Musical News
www.fanzine.net

Lisergicamente eterei e mediterranei, ecco le Cities of Dreams di Terre Differenti: oltre 70 minuti di un viaggio musicale tra le casbah e le oasi di un ipotetico e sognato harem del Nord Africa.

Assai riduttivo definirlo un CD prodotto da un ensemble multi etnico di world fusion ideato e diretto da Fabio Armani e primo lavoro open music realizzato dall' area artistica Different Lands: Cities of Dreams (secondo CD con la sigla di Terre Differenti) sembra rappresentare di più, in un momento storico come questo dove Gheddafi chiede i danni per il colonialismo comico dell'Impero Italiano, lo stesso che lo definì uno "scatolone di sabbia"!
In Cities of Dreams sono presenti sia canzoni che brani strumentali in una giusta amalgama: il progetto filosofico che muove l'intero progetto la visione poetica del concetto di convivenza/esistenza in tutte le sue sfumature. I momenti di pura atmosfera (e ce ne sono tanti...) riportano alle mente gli intro di opere come Jesus Christ Superstar, tenendo in considerazione soprattutto la composizione sinfonica e non le canzoni rock. Lontano da una scontata New Age, Cities of Dreams riecheggia voglia di comunicazione ancestrale allo stato embrionale.

Se esiste una prima persona, questa nel CD è alla costante ricerca della mitizzata città dei sogni, ma a noi l'egocentrismo sembra fortunamente lasciare il posto alle valorizzazione delle differenze tra i popoli ed alle loro culture, così come si evince dal lungo elenco di collaboratori (che hanno affiancato Fabio Armani, piccolo deus ex machina del progetto).

Prodotto e missato da Antonio Arena, Fabio Armani e Silvio Piersanti (registrato presso Tangram 7 ed Open Studio), Cities of Dreams è consigliato a chi si compiace di quanto la propria mente sappia ancor oggi fantasticare, anche senza aiuti chimici. Lisergicamente puri.

Giancarlo Passarella
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New Age and New Sounds

In Cities of Dreams, concept album firmato dal variegato ensemble Terre Differenti, nato dall'inventiva del compositore e pianista Fabio Armani, domina assoluto lo spirito cosmopolita. Le produzioni di questo multiforme progetto, composto da musicisti e intrepreti di diversa nazionalità introducono in una dimensione dove avviene l'incontro tra diversi mondi sonori (jazz, ambient, new age, chill out, fusion). Tendenza che si è espressa in modo ancor più radicale in Cities of Dreams, disco in cui elettronica, rock progressivo, jazz ed atmosfere etniche sifondono. E non poteva essere altrimenti, considerato il percorso musicale e gli interessi di colui che ha generato Terre Differenti, Armani è decisamente poliedrico: da un lato astrofisico, dall'altro abile creatore di computer music, compositore di brani strumentali ed acustici, last but not least versatile musicista (piano, tastiere, campionatori e vari tipi di percussioni sono i suoi strumenti prediletti).

***

In Cities of Dreams si incontratno temi ricorrenti che hanno ispirato l'intero lavoro e ne rappresentano il filo conduttore. Costante è l'immagine delle dune, considerate non barriere, bensì varchi, oltre i quali si possono raggiungere popoli sconosciuti, solo in apparenza lontani. Il deserto, anzichè essere considerato come luogo desolato ed insospitale, rappresenta un immenso spazio dove ritrovare se stessi e l'altro, avvertendo in esso il fluire della vita. Intenso è poi il dualismo tra realtà e mondo onirico: la fuga dalla quotidianità conduce al sogno, apparente rifugio dove riporre speranze, ma dove possono affiorare ansie, paure ...

Queste immagini poetiche descritte nei testi si intrecciano ed entrano in simbiosi con le avvolgenti ed eteree sfumature musicali. E' così che fiumi di emozioni vengono trasposti nelle note di un pentagramma, conducendo chi ascolta Cities of Dreams in luoghi tangibili, spirituali, mentali. Prima tappa sonora è Different Lands, in cui la morbida voce femminile di Yasemin, a tratti appena sussurrata, si interseca alle vibranti percussioni di Alessandro ed Abdullah facendo riaffiorare sogni di terre lontane. Ascoltando poi la strumentale God of Thunder sembra quasi di immergersi nell'anima di Madre Natura: si percepisce la potenza del tuono e si immaginano paesaggi selvaggi intrisi dell'energia primordiale della vita.

Le sonorità orientali-arabeggianti di Kam ma kam (inclusa nella compilation della rivista New Age 158) richiamano oceani di sabbia, dove poter cantare amori svaniti, perdendosi fra dune avvolte da calde brezze, illuminate da cieli stellati. Ritmi magrebini inframmezzati da echi andalusi e voci struggenti, affincate dalla melodia del violino di Cristiano Serino, si ritrovano in Beyond the Dunes, intenso brano che richiama ancora alla mente il deserto. Luogo evocato anche nella traccia strumentale Love beyond Desert, un'altra fra le composizioni più toccanti dell'intero album, grazie al delicato intreccio tra sax (Marco Conti) e piano (Fabio Armani), connubbio perfetto per dipingere in musica dolcezza, passione, amore. Tra le perle sonore del CD vogliamo segnalare quei brani che hanno come comune denominatore il richiamo alla Luna. Under Moons of Jade alterna momenti di profonda armonia creati da una voce di velluto (Elisabetta Antonini), a ritmi vibranti dati dall'energia delle percussioni, mentre Jaded Moon, che per certi versi richiama la traccia precedente, è un perfetto esempio di felice convivenza tra jazz, rock e sonorità etniche.

In Splinters of Reality, intrepretato peraltro benissimo, si assaporano trascinanti suggestioni di progressive rock, un piccolo capolavoro. Cities of Dreams invita a viaggiare verso mondi sconosciuti, a unire le diversità solo in apparenza inconciliabili e ad aprire la mente a popoli distanti dai nostri microcosmi.

Silvia Turrin
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Jazz It
www.iazzit.it

L'elettronica e le musiche del mondo sono le sorgenti principali da cui Terre Differenti attinge le proprie risorse. La luce del prodotto finito, però, è personale e stimolante, a dispetto di quel "rischio polpettone" cui la world-music è costantemente soggetta. In “Cities of Dreams”, infatti le diverse correnti - tra cui dominano la musica araba e il flamenco - sono riproposte con gusto e senza ripetizioni ossessive.

La variazione costante di volumi, arrangiamenti, sfondi e la continua ricerca di contrasti timbrici catalizzano l'attenzione. E la mantengono viva, trasportandola lungo il suggestivo impasto di voci (tutte molto belle) di Kam ma kam verso le scansioni irregolari di Beyond the Dunes e verso lo scintillio lieve di Under Moons of Jade, così simile alle atmosfere del Pat Metheny di "Secret Story". Di scarso rilievo invece gli interventi solistici (pochi in verià); in particolare i sax di Marco Conti, benchè in grado di esprimere un certo lirismo, non riescono a innestarsi in maniera efficace nelle diramazioni variopinte dei brani.

Gianpaolo Chiriacò
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Percussioni
www.percussioni.net

Progetto ambizioso, che ruota attorno alle composizioni di cui figura autore il tastierista e produttore Fabio Armani e che avvolgono l'ascoltatore in un'atmosfera rarefatta e delicatamente sofisticata, contaminata da diverse influenze e difficilmente identificabile in un unico genere.

Molto curati gli arrangiamenti e i suoni e buono il lavoro di tutti i musicisti, tra cui figura alla batteria e percussioni Alessandro D'Aloia, che contribuisce alla riuscita di un progetto davvero particolare.

Roberto Baruffaldi
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GEO
www.gujm.it

"I have a dream"
Terre Differenti sono un ensemble multietnico, ideato e diretto dal compositore e multistrumentista Fabio Armani. Ma sono anche "sognatori del possibile": cioè della capacità di creare un tessuto connettivo fra le varie etnie che popolano nostra Madre Terra. Basta ascoltarli per crederci.

GEO, Febbraio 2006
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Chitarre
www.chitarre.com

Terre Differenti è un progetto polivalente, un contenitore di musica di ispirazione world che abbraccia un vasto bacino di tessiture sonore. Le varie influenze vanno appunto dalla world di varia angolatura fino ad accenni di progressive, a qualche misurata suggestione di musica, il tutto coordinato dal tastierista Fabio Armani a sottolineare una curiosità musicale poggiata su diverse esperienze.

La musica è dilatata e d'atmosfera con moltissime sfumature sonore, suoni etnici percussivi, elettronica, melodia orientaleggiante e in definitiva concepita quasi sempre su vari piani di lettura che si incrociano e rimandano uno all'altro. Le voci di Yasemin Sannino ed Houcine Ata giocano un ruolo decisivo per esecuzione ed intenzione, Miguel Fernandez rifinisce con chitarre varie, oud, sitar e chitarra fretless, a tratti ritmico a tratti più etnico, ma fondamentalmente integrato nell'orchestrazione più generale tenuta insieme dalle tastiere e campionatori di Armani, mentre la ritmica di Alessandro D'Aloia (batteria) e Luca Barberini (basso) svolge un lavoro efficace e preciso.

Diverso musicisti si alternano nelle varie tracce, come il violinista Cristiano Serino, il sassofonista Marco Conti, il percussionista Abdullah Mohamed, le cantanti Elisabetta Antonini, Noemi Nori e Maria Pia Ionata, il bassista Flavio Ferrari, il violoncellista Carlo Cossu.

Un lungo concept album che desta interesse per le sue molteplici incursioni, come recita il nome del progetto, in terre differenti.

Giovanni Palombo, dicembre 2005
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Extra Music Magazine
www.xtm.it

"Ancora una volta ho sognato terre differenti / distanti, perse oltre il diaframma delle mie iridi
la mia pelle diversa, le mani di nera polvere / ancora una volta una geografia aliena a me nota da sempre/da cui il mio volto d'argilla nasce e in essa torna / respirando nostalgie di futuri mai nati
."
Questo è tutto quello che è scritto (in inglese) sul libretto di questo disco così complesso e affascinante, e non potrebbe sintetizzare meglio il concept e l’essenza di questo disco. “Cities of Dreams” è la seconda creatura nata dal progetto musicale fortemente voluto dal pianista Fabio Armani e dal batterista Alessandro D’Aloia, Terre Differenti appunto, il frutto di una confluenza di mondi musicali, culturali e geografici completamente eterogenei tra loro: un ensemble fatto di quindici artisti in tutto (il gruppo vero e proprio e una cospicua manciata di ospiti) che hanno dato vita a una musicalità nuova, così omogenea nel suo essere insieme la fusione dei più disparati generi quali jazz, musica elettronica, etnica, rock, contemporanea.

E’ l’open music, qualcosa che non è semplicemente un contenitore di generi ma di fatto un genere a sé, in una continua fase di innovazione e sperimentazione.
L’ intero disco è un viaggio tra le “terre differenti” del nostro mondo, dai deserti alle città moderne, dal mare alle rive chiassose del Gange, il tutto elaborato e rivisitato con un gusto e una attitudine quasi onirica. È un disco suonato con moltissimi strumenti, vive delle più disparate influenze e si può quasi definire strumentale perché tale è l’uso che viene fatto della voce di Elisabetta Antonini e Yasemin Sannino, cantanti del gruppo; è musica dal coinvolgimento fortemente emotivo, è musica evocativa, richiama le più antiche pulsioni dell’essere vivente, la danza, la meditazione, la passione; un lavoro che vive e respira, che segue ora il ritmo primordiale della vita ora il riposo, fino ad arrivare alla poesia nel movimento lento e convulso del corpo e dell’anima.

Per questo disco così complesso sono stati utilizzati molti strumenti, una gamma di sonorità che parte dal piano di Armani e dalle canoniche chitarre elettriche ed acustiche di Francisco Miceli e Miguel Fernandez, fino ad arrivare a strumenti folk ed etnici poco conosciuti come ad esempio darbukka, sitar o sagat; attraverso l’uso congiunto e rielaborato di questi antichi strumenti etnici e acustici, e con l’aggiunta di un tocco elettronico e un gusto per il sample e i campionatori, è nato questo secondo lavoro del progetto musicale Terre Differenti, un sogno multi-etnico di world fusion che forse si segnala anche per l’eccessiva lunghezza: tredici pezzi, molti sopra i cinque minuti, diversi sopra i sette, alla lunga il lavoro stanca proprio perché è inteso e vibrante: la sensazione estenuante a fine disco è quella di aver davvero viaggiato attraverso le porte oniriche del sogno in lontane terre, dall’Oriente all’India e l’Africa; un concentrato di diversi mondi musicali, dalla new age alla musica world, dal jazz-rock all’elettronica che ben sintetizza l’idea del viaggio e che per questo motivo richiede impegno nel farsi ascoltare, non è musica “for the masses” per intenderci: i tredici frammenti di questo disco sapranno regalare viaggi in posti lontani e esotici, a patto di chiudere gli occhi e sapersi abbandonare ad essi. Un disco dall’altra parte del globo.

Stefano De Stefano
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Film TV
www.film.tv.it

Secondo prodotto discografico del progetto Terre Differenti (ensemble multietnico di world fusion ideato e diretto da Fabio Armani), Cities of Dreams è una raccolta onirica affidata alle belle voci di Elisabetta Antonini, Yasemin Sannino e Noemi Nori.

Il linguaggio musicale, che rilegge sonorità e strumenti tradizionali in chiave elettronica, fonde etnica e rock, progressive e jazz in un mix visionario che accompagna l'ascoltatore in un viaggio virtuale e culturale fra passato e presente.

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Carta
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"Cities of Dreams" è il secondo lavoro di Terre Differenti, progetto world fusion ideato e diretto da Fabio Armani. L'ensemble, composto da quindici strumentisti provenienti da diversi paesi e tradizioni musicali, propone tredici brani dalle sonorità suggestive, composti dallo stesso Armani, di volta in volta coadiuvato dalle voci soliste Elisabetta Antonini e Yasemin Sannino, dal batterista Alessandro D'aloia e, per la traccia apripista Different Lands, dal sassofonista Marco Conti.

Cori e canti si alternano a brani strumentali nel delineare questo viaggio sonoro verso [e attraverso] le città dei sogni tracciando un percorso di sperimentazione che fonde le sonorità di strumenti etnici con l'elettronica.

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Cantine
www.cantine.org

Progetto variegato, complesso, articolato, ricco di sfumature e diverse sfaccettature, tuttavia strettamente intrecciate al comune denominatore dell’opera, quel canovaccio che trasporta, di traccia in traccia, sensazioni di sublime armonia e delicati profumi provenienti da mondi lontani.
Il progetto dell’etichetta Opensound, secondo lavoro per l'ensemble di world fusion Terre Differenti, si apre con Different Lands, brano che, partendo da atmosfere lontane, prende vita grazie ad una voce femminile calda ed avvolgente con sussurri dal delicato sapore lunge: è un inno alla Madre Terra. Si prosegue con God of Thunder brano strumentale costruito intorno a sax e percussioni tribali, mentre Kam ma kam spicca per le sonorità arabeggianti ed il duetto di voci femminile e maschile che trasporta in un’oasi desertica. Flower of Sorrow vive sull’intreccio piano chitarra a creare un pathos patinato di velata tristezza: la voce come strumento ad accompagnare violino sax, in un crescendo musicale che ciclicamente si richiude sul delicato binomio piano/chitarra, costellato di virtuosismi. Beyond the Dunes spicca per la chitarra dal sapore di flamenco ed una voce intensa. In Under Moons of Jade s’ascoltano sussurri e sospiri, vocalizzi leggeri come in un sogno di terre lontane, in Jaded Moons, che sembra rubare il titolo alla canzone che la precede, pare di assistere ad una jam session, è quasi un allenamento jazz fino all’ingresso della voce. Mirror è un cameo: ne è protagonista un piano rilassante ma intenso, elegante e sublime, come in un cocktail di fine serata. Love beyond Deserts è uno dei brani più emozionanti della raccolta, merito di un sax che culla ed ammalia dolcissimo e lieve: 5 minuti intensi e calibrati, semplicemente incantevoli.

In Dance for the Moon ricompare il cantato: una voce jazz, dalla grande personalità arricchisce gli oltre 8 minuti del brano, forse quello con l’inclinazione più pop. Lost in her World sorprende per l’assolo di chitarra, quasi alla Pink Floyd, ad interrompere una suadente voce femminile, per introdurre un inaspettato soprano. Ci si perde nel mondo creato dalle spettacolari voci femminili.
Splinters of Reality ha un cantato quasi teatrale, un po’ alla Grace Jones, e ci porta all’ultimo brano del lavoro, che dà il nome alla raccolta, Cities of Dreams appunto, brano che chiude gli oltre 73 minuti di poesia, e ne costituisce il riassunto.

Cities of Dreams” è un viaggio lieve in cui si combinano jazz, percussioni etniche ed elettronica, è un coacervo di esperienze multi etniche ben armonizzate, una summa di giochi di prestigio musicali, piacevolissime armonie da ascoltare ad occhi chiusi, per vivere la magia di suoni di altri mondi.

KG
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Jazz Convention
www.jazzconvention.net

Opensound, neonata etichetta del panorama musicale jazz, produce "Cities of Dreams", città dei sogni nelle vie della quale è facile perdersi tra le diverse atmosfere che la abitano. Una babele di etnie e generi musicali perfettamente dosati e fusi insieme che, per una ormai consolidata legge di simbiosi musicale, conducono verso un’ora e più di ottima musica. Le nuove frontiere dell'elettronica down-tempo scandiscono il ritmo ossessivo dei sogni tenuti in piedi da sonorità ambient che, leggere, accarezzano strumenti reali suonati con delicatezza e tecnica. Il jazz incontra l'elettronica e l'esperimento riesce, ed anche bene. Sonorità provenienti dai più disparati angoli della terra, danno origine ad una sorta di musica etno-elettronica dal sapore new-age, un viaggio musicale che stordisce ed appaga i sensi lanciando l’ascoltatore nel vuoto un cui l’eco di voci riecheggia padrone. Terre Differenti, al loro secondo lavoro discografico, si affidano alle composizioni di Fabio Armani pianista e co-fondatore del gruppo insieme al batterista Alessandro D'Aloia, che firma le tredici tracce dell'album. Le composizioni sono un viaggio nel microcosmo musicale contemporaneo e classico. Le influenze tribali, arabe in particolare, disegnano panorami lontani e vagamente immaginabili. L'intero percorso musicale regge su due livelli distinti e perfettamente dosati: il suono caldo della strumentazione acustica, affiancato al suono nitido e tagliente dell'elettronica moderna.

Brani come God of Thunder o Flower of Sorrow, veri mix di elettronica e danze tribali, convivono perfettamente con Mirror o Love beyond Desert, tracce composte con sonorità prettamente acustiche ed assolutamente jazzistiche; il tutto a conferma che nella città dei sogni il cammino dell'anima muove tra sentieri vari e sorprendenti. Per questo è impossibile fermarsi. Buon ascolto.

Simone Falgiatore
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Mescalina
www.mescalina.it

Il disco si apre con una voce che legge, scandendo le parole, l’introduzione all’album di cui il primo verso dice: “ancora una volta ho sognato terre differenti…”.
È vero: ancora una volta Terre Differenti, dopo il primo loro disco omonimo, hanno aperto la creatività e sognato terre lontane, con geografie differenti da quelle consuete e musiche che si espandono per creare ambientazioni surreali ed elettroniche.
Sonorità atmosferiche, tuoni ed uccelli, chiudono il primo brano e dipingono il territorio di queste città dei sogni.
Luoghi simbolici, interiori, più che fisici, differenti come è differente ciascuno di noi.

I brani sembrano plasmarsi in divenire, prendono forme diverse, si caricano di ritmiche tribali ed influenze etniche come in God of Thunder oppure odorano di stoffe arabe, di luoghi chiusi e raccolti dove la voce alta e sensuale di una donna, Noemi Nori, guida la mente verso mete oniriche sconosciute.
La composizione strumentale del disco è piuttosto ricercata e complessa, vi sono gli archi con i guizzi del violino dal sapore nordafricano come in Flower of Sorrow e le percussioni, in particolare la darbukka. La scelta mirata avviene in particolare sugli strumenti a corde, categoria in cui si passa dalle atmosfere ambient che creano le onde sonore del sitar elettrico, alle chitarre, flamenco, fretless ed elettrica ciascuna idonea alla sensazione che porta il brano, per arrivare all’oud.
La strumentazione prettamente etnica ed acustica, soprattutto per quanto riguarda la componente ritmica, viene mescolata alla freddezza ed al distacco che creano le parti elettroniche, sampler e programming. Tutta l’esperienza di ascolto di “Cities of Dreams” gioca su questa dicotomia, fondamentale però a dare l’immediato spaesamento in cui cade l’ascoltatore che si risveglia in un mondo onirico e inusuale, straniato e circondato dai suoni incidentali e perpendicolari degli strumenti a percussione e dalle lunghe onde circolari e tangenti tra loro disegnate dagli strumenti elettronici.
Anche la voce non segue schemi canonici, ma si diffonde eterea nelle canzoni e contribuisce a caratterizzare il suono complessivo del disco, un suono legato alla primordialità dei deserti, terreni e lunari, che si diffonde con un’eco naturale, lieve o intensa. Anche i testi, cantati da quattro cantanti diversi che danno l’idea dell’intimo spostamento d’orizzonte, regalano sogni ed invitano l’ascoltatore a non interrompere le visioni.

Cities of Dreams” non è un disco facile, sia per la durata di 73 minuti, sia per la miscela di influenze etniche (Trilok Gurtu), progressive (Peter Gabriel, King Crimson) e jazz contemporaneo (Weather Report), ma l’invito è veramente quello di non interrompere il viaggio.

Simone Broglia
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Rockit
www.rockit.it

L’importante è contaminarsi e contaminare. Mettere insieme tutto e il contrario di tutto, fidarsi del jazz, convertirsi alla new age, accendere un cero al rock, fermarsi a fare compere in un suk. È la logica dei Terre differenti, è il verbo di "Cities of Dreams", il loro secondo album. Un lavoro molto ben curato, figlio di un melting pot a tutto campo, fusione di stili, di antico e moderno, di oriente e occidente. Un atterraggio tra le lande della world-music, proposta in chiave elettronico-acustica e corrotta dalla potenza della madre-terra, ispirata da arrangiamenti sempre all’altezza e mai banali.

L’unico problema è un po’ di monotonia, che fa spesso capolino, specie nella prima parte del CD, quando le atmosfere dei pezzi si appesantiscono dietro un suono a volte troppo meccanico, risentendo eccessivamente di una certa piattezza in salsa new age. Anche se nessuno potrà mai disconoscere la bellezza dell’atmosfera onirica di Flower of Sorrow (un piccolo capolavoro), le cose migliori “Cities of Dreams” le offre quando i Terre Differenti mettono insieme minimalismo elettronico e richiami jazz (Jaded Moons), tirano fuori le chitarre di Robert Fripp (Lost in her World) e omaggiano i primissimi Genesis (quelli di Peter Gabriel). Cose decisamente interessanti, che però cozzano con tutto il resto della track-list e con i suoi eccessi di autocompiacimento.

Giuseppe Catani
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No Quarter
www.noquarterweb.it

Album difficilissimo da classificare questo "Cities of Dreams", secondo lavoro del progetto musicale multietnico di world fusion Terre Differenti. Impossibile ricondurlo a un semplice genere, ma piuttosto definibile come “musica pura”, fatta, passatemi la metafora pittorica, di pennellate miste, di tutti i colori, con innumerevoli tecniche, per un insieme che risulta omogeneo e affascinante.

Mente al centro del progetto è il pianista e compositore Fabio Armani, che ha portato con sé anni di esperienze musicali, gusti e stili, raccogliendo lungo la strada strumentisti provenienti dalle tradizioni più disparate. Spazio perciò a chitarre acustiche, elettriche e fretless, flauti e percussioni arabe, archi, tastiere e sintetizzatori, contrabbassi e bassi stick.

Ultimo, non per importanza, un elemento che distingue questo Cities of Dreams da altri lavori magari assimilabili: si tratta dell'utilizzo della voce come strumento portante, ad arricchire il tutto. I testi, principalmente in inglese e scritti dallo stesso Armani, contribuiscono alle tematiche di cui il disco si fa portavoce, sulla convivenza tra i popoli e le culture.

Fulvio Gatti
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Rock Shock
www.rockshock.it

"Cities Of Dreams" proietta l'ascoltatore in una dimensione onirica affascinante e rassicurante, in una sorta di non luogo come solo le città dei sogni, appunto, possono essere realtà.

C'è tanta curiosità e voglia di sperimentare alla base di Cities Of Dreams, il nuovo ed interessante cd realizzato da Terre Differenti, vero e proprio progetto musicale dall'anima multi etnica in cui il jazz si fonde con l'elettronica, strizzando l'occhio alla fusion ed alla world music.

Questo secondo lavoro dell'ensemble nato nel 1998, proietta l'ascoltatore in una dimensione onirica e affascinante, in una sorta di non luogo come solo le città dei sogni, appunto, possono essere. Aggirandosi per gli impalpabili vicoli di questi luoghi immaginari è facile perdersi, Beyond The Dunes, tra echi di agrodolci melodie d'oriente, oppure sostare Under Moons Of Jade tra atmosfere new age che scivolano via lievi, fondendosi con destabilizzanti brani jazz (Jaded Moons). Un viaggio musicale tra antico e moderno, tra sacro e profano, tra sogno e realtà, in cui emerge l'eterno dualismo insito nell'uomo, tra l'essere dentro e contemporaneamente fuori da un discorso di socialità e di convivenza.

Le composizioni, scritte con tocco delicato dal pianista Fabio Armani (co-fondatore del gruppo insieme al batterista Alessandro D'Aloia), si avvalgono degli apporti di Marco Conti ai fiati, delle chitarre di Miguel Fernandez e della voce evocativa di Elisabetta Antonini, oltre ad una serie di numerosi ospiti italiani e stranieri.

Pubblicato dalla neonata etichetta indipendente Opensound, Cities Of Dreams ha una potenza evocativa che non ti aspetti e lo spessore di un disco d'altri tempi.

Ivan Masciovecchio
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Cupa Cupa
www.cupacupa.it

Il progetto musicale Terre Differenti approda al suo secondo lavoro monografico "Cities Of Dreams", prodotto dalla etichetta indipendente romana Opensound.
Le città di sogno che abitano questo lavoro sono viatico per una geometria intima dove la poetica del concetto di convivenza/esistenza si insinua nel quotidiano solipsismo in cui l'uomo sviluppa il suo percorso sociale e onirico attraverso la sovrapposizione, nel tempo e nello spazio, del miraggio e dell'introspezione.

Tutto ciò si riflette nella costante ricerca dei musicisti, capeggiati dal pianista Fabio Armani (genitore del progetto Terre Differenti), di costruire ed evolvere un impasto sonoro e narrativo che possa contenere la matrice del suono "popolare" e le sue evoluzioni possibili attraverso incroci musicali che spaziano dal jazz all'elettronica d'ambiente, dai timbri percussivi ad un suono che sa essere visionario. Quindi una mistura tra timbri antichi, etnici ed elettronici, sfruttando la vocalità quale raccordo espressivo della trama melodica.

In particolar modo si passa dalla algida Different Lands alle sonorità mediorientali di Kam ma kam e Beyond the Dunes punto d'approdo dell'orientoccidente, per giungere alla matrice jazzistica di Flower of Sorrow, Mirror e Love beyond Deserts che ci porta nelle viscere di certo jazz europeo.

Da rimarcare la perizia tecnica ed espressiva degli interpreti e la forza evocativa di "Cities of dreams" dove suono e immagine sanno camminare insieme.

Giuseppe De Trizio
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Amici di Peter
www.amicidipeter.com

Qual'è la linea di demarcazione fra il sogno e la realtà? Qual'è la città, il luogo, il paesaggio che il nostro onirico incedere, nelle escursioni della mente, visita più spesso?
E qual'è il catalizzatore che costantemente è capace di farci sollevare in volo pindarico dalle nostre quotidiane ed immutabili attività per portarci nelle pianure sconfinate della fantasia, in mezzo ad assolati deserti, o a verdeggianti colline?

La musica è regina di tutto questo.
Capace dunque di sollevare il nostro spirito e fare vibrare i nostri sentimenti in tempo, ed al tempo con i ritmi della natura.
"Cities of Dreams", il nuovo lavoro del compositore Fabio Armani, direttore artistico dell’ensemble multi etnico Terre Differenti, realizzato con la produzione di Opensound, è uno splendido esempio di ricerca attenta di questi meccanismi profondi ed ancestrali che rimuovono la razionalità e spalancano le porte indifese dell'emotività.
Lunga gestazione, ma bellissimo risultato, confezionato fra strumenti etnici fra i più disparati e voci di purezza e timbrica assolutamente sopra la norma. Domina la ricerca di sonorità trasversali e catalizzatrici in cui perdersi, riassaporando quel patrimonio ancestrale che non ha una locazione definita, ma che contiene una potenza evocativa fortissima.

***

Riesce difficile immaginare una collocazione di un lavoro come questo all'interno dei circuiti musicali di facile consumo. E' vero che, in alcuni tratti, alcune assonanze con gruppi come Enigma, alcune espressione Oldfieldiane incontrano facile fruibilità, certo è che la maggior parte dei pezzi si presta ad un ascolto che non può esimersi dall'essere attento e sensibile. La variegata stratificazione di generi ne fa un lavoro trasversale, che è poi quello che l'autore si prefiggeva, molto vicino alle atmosfere etniche di artisti come Peter Gabriel (Passion) o certa musica di matrice orientale (Nithin Sawney o lo stesso Nusrat Fateh Ali Khan, lo scomparso cantante pakistano). L'obiettivo è raggiungere cioè la radice del suono, ove non esiste alcuna discriminante fra jazz e rock, o musica etnica, araba od occidentale, e dove niente possa arrestare l'avanzata del suono nei meandri dell'animo. Io credo che Fabio Armani insieme allo stuolo di grandi musicisti che hanno partecipato al disco, ci riesca benissimo, dimostrando di possedere la materia fino al midollo.
Un lavoro di sensibilità e contaminazione assolutamente ben fatto che non credo possa rimanere indifferente nel troppo spesso desolante panorama della attuale musica.

Roberto Scorta
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Extramusic
www.extramusic.it

Frammenti di un lungo viaggio, incanalati attraverso molteplici attitudini sonore, che catturano l'anima in un gioco di rimandi e convivenze artistiche dall'estatica emozione. Questo è "Cities Of Dreams", secondo album del progetto world-music Terre Differenti, originale ed affascinante creazione partorita e sviluppata dal compositore italiano Fabio Armani.

L'album si compone di ben tredici brani di interessanti sonorità in bilico tra jazz, musica etnica, elettronica e new age, costantemente sottolineati da una ricerca musicale sperimentale ma decisa, sognante ma concreta, visionaria ed umana.

Tecnicamente l'album gode di ottime prestazioni: i musicisti che affiancano Armani sanno ben interpretare lo spirito di Terre Differenti, e lo dimostrano con performance di alto livello.

Tanti i momenti di puro interesse d'ascolto: quelli che a mio giudizio sanno catturare maggiormente l'ascoltare sono rappresentati dai passaggi strumentali: difficile non restare deliziati dalle atmosfere jazz Canterburyane di Flower Of Sorrow o dai fraseggi di stampo progressivo di Splinters Of Reality.
Complessivamente, comunque, ogni brano sa esprimere efficacemente il leitmotiv strutturale dell'album, quello cioè dell'esplorazione sonora come imprescindibile forma mentis.

Le città dei sogni compongono un microcosmo emozionale perpetuo ed onirico: world music per palati fini, musica per chi ancora sogna un futuro antico. Da ammirare.

Stefano Camilloni
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Gufetto
www.gufetto.it
 
Dopo "Terre differenti" esce "Cities of Dreams", il secondo lavoro rientrante nel progetto musicale ideato dal compositore classico, jazz ed elettronico Fabio Armani, frutto di un’accurata selezione di sonorità e ritmi sperimentali e d’avanguardia. Quattro le tracce, tutte rigorosamente cantate in lingua inglese, e quattro le atmosfere ricreate e immaginate, tutte correlate da un senso di comune appartenenza alla terra. Il lavoro, proponendo uno stile cangiante ed eterogeneo, riesce a coniugare perfettamente innovazione tecnico-sonora e sentimenti ancestrali. Ascoltiamo allora la sussurrata e ambientale Different Lands, per soffermarci subito dopo sulle sonorità arabeggianti di Beyond the Dunes e proviamo a cullarci sulle note di Dance for the Moon, concludendo il nostro viaggio godendoci Lost in her World, il brano che rivela più di tutti una certa influenza rock.

Federica Cardia
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